Centri Storici

Lo studio sui centri storici d’Italia realizzato da Ancsa-Cresme

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Giovedì 14 dicembre è stata presentata l’indagine “Centri storici e futuro del Paese”, che ha riguardato i 109 Capoluoghi di Provincia italiani, realizzata da ANCSA (Associazione Nazionale Centri Storico-Artistici) in collaborazione con CRESME (Centro ricerche economiche e sociali del mercato dell’edilizia).

Da oltre 30 anni non si svolgono ricerche sulla situazione complessiva dei centri storici italiani, per questo abbiamo voluto concentrare la nostra attenzione su questi 109 centri storici che occupano circa 172 chilometri quadrati, vale a dire lo 0,06% del territorio italiano”, hanno spiegato Francesco Bandarin, presidente di ANCSA e Lorenzo Bellicini, direttore del CRESME.

Secondo la fotografia scattata da Ancsa-Cresme in questo 0,06% del territorio vive il 2,5% della popolazione ma si trova l’8,4% degli addetti e soprattutto il 14,5% degli addetti ai servizi pubblici, il 14,0% dei servizi di produzione; il 13,4% delle attività ricettive. Per ogni abitante dei centri storici presi in esame si contano 2,2 addetti.

Dall’indagine è emerso che tra il 2001 e il 2011 gli addetti che lavorano nei centri storici sono cresciuti del 18,7% e al contempo l’occupazione in Italia è cresciuta del 4,5%. I settori maggiormente innovativi, quali i servizi di produzione e il turismo, caratterizzano i centri storici italiani rappresentando il motore economico del Paese.

Le criticità emerse riguardano lo stacco che caratterizza i centri storici convertitesi nel cuore pulsante della ripresa e quelli che invece vivono l’abbandono, la crisi, il degrado: perdono abitanti, commercio servizi e attrattività. A Frosinone il 52% delle abitazioni nel centro storico è vuoto. A Ragusa è il 42% mentre a Lecco il 42,2% delle abitazioni è occupato da non residenti. Nella città vecchia di Taranto un edificio su tre è inutilizzato, nel centro storico di Caltanissetta un immobile su cinque, ad Agrigento, Benevento, Vibo Valentia, Trapani sono uno su dieci. In molte città del nord gli edifici inutilizzati hanno valori infinitesimali: 0,1% a Firenze, 0,2% a Siena.

A livello regionale in Toscana, Umbria, Marche (ma non i comuni della costa) e Lazio, i centri storici vedono crescere la popolazione; in Veneto, parte della Lombardia, Abruzzo, Molise, parti della Puglia, il sud est della Sicilia, la Sardegna, la popolazione del centro storico diminuisce.

Tra le città demograficamente dinamiche rientrano Prato (+38% la popolazione nel centro storico), Roma (+15%), Torino, Parma, Forlì, Grosseto. Alcuni capoluoghi vedono la popolazione in calo nel resto della città, ma in crescita nei centri storici: Verbania, ad esempio, vede crescere la popolazione del centro storico del +44%. In questo gruppo rientrano altre città metropolitane come Genova, Palermo, Messina, Trieste, Firenze. In alcune di queste la variazione della popolazione è negativa nel centro storico e nel resto della città. In questo gruppo rientrano alcune grandi città e i centri storici molto popolati ovvero Napoli, Catania ma anche Venezia. Tra i centri storici con più popolazione anziana ci sono Pescara, Treviso e Venezia.

Per quanto riguarda quelli con popolazione più giovane, sopra la media nazionale troviamo solo sei centri storici: Taranto, che presenta il valore più alto, 29,1%, seguita da Foggia, Palermo, Caltanissetta tutte intorno al 25%, e Monza 23,9%.

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